...ed altre discipline olistiche

Guarigione?

effetto_prana1Il parere di un medico

Un interessante capitolo tratto dal libro “Effetto Prana – Concetti ed esperienze mediche in pranoterapia” (Ediz. Xenia) del compianto dott. Luigi Lapi, neuropsichiatra e pranoterapeuta, che affonta l’argomento “guarigione” (pag.188). Ne traggo alcuni spunti:

“Ascoltando le confessioni, le dichiarazioni, e più spesso le fanfaronate dei vari terapeuti, si ha un quadro molto incerto circa l’efficacia delle varie tecniche pranoterapiche, ed è per questo che inserirò sotto ogni capitolo uno schema per indicare quante sono le sedute necessarie, le percentuali di miglioramento e, dulcis in fundo, la percentuale degli insuccessi.
Perché, ovviamente, chi viene a raccontarci di avere percentuali di Guarigione (con la lettera maiuscola) nel 100% dei casi, o è un paranoico o un millantatore.
Questa sorta di statistica (molto approssimativa) è appunto desunta dalle dichiarazioni dei terapeuti e dalla mia personale esperienza.
Ne consegue che queste percentuali sono semplicemente indicative e il loro fondamento poggia sull’esperienza di pochi, in quanto molte confessioni e molte fanfaronate sono state escluse per non cascare nell’assurdo e nel ridicolo….
Guarigione: sì, certo, ci sono anche le guarigioni! Non sono molte, ma ci sono. Per «guarigione» deve intendersi una restitutio ad integrum vera e perdurante nel tempo almeno un anno (e un anno è lungo!). Cioè il malato deve poter riprendere in pieno la sua attività senza che emergano disturbi, e con la scomparsa (accertata) della lesione provocata dalla malattia. Considerando le cose sotto questo punto di vista, le «guarigione» non superano molto il 10%. Ma questo dieci per cento riguarda tutte le malattie curate, e quindi si dilata sulle diagnosi semplici e si restringe sulle diagnosi difficili, e, tenendo presente che noi siamo «l’ultima spiaggia» (pochi sono i casi semplici e facili) il fatidico 10% è raggiunto con molta fatica.
Guarigione clinica: abbiamo già accennato alla differenza tra queste due «guarigioni», e la evidenzieremo ancora di più prospettando una percentuale che va dal 25 al 35%. La guarigione clinica per essere tale deve comportare la scomparsa dei sintomi di malattia per una durata di almeno sei mesi.
Risultato ottimo: si avvicina alla guarigione clinica, però con minore durata o con la persistenza di qualche sintomo non troppo fastidioso per il malato. Qui le percentuali possono variare molto da malattia a malattia, passando da un 20 ad un 50 %. Se ci mettiamo a fare la somma delle percentuali, suddividendole tra i grandi risultati e i minimi, ci troviamo già al 45% nel peggiore dei casi, e addirittura al 95% nel migliore dei casi. Io direi che un bravo pranoterapeuta potrebbe considerarsi appagato semplicemente raggiungendo <<risultati ottimi>>. Diciamo che il risultato ottimo può estendere i suoi effetti anche per parecchi mesi, e lasciare il paziente abbastanza libero da disturbi importanti.
Risultati buoni: si può dire che questo è risultato più comune, che si protrae per 3-6 mesi con una netta diminuzione della sintomatologia, per cui il paziente può dirsi soddisfatto. D’altra parte è opportuno ricordare che la maggior parte delle malattie che giungono al pranoterapeuta hanno un decorso cronico con un peggioramento spesso discontinuo, intervallato da periodi di miglioramento immotivati e talvolta con scomparsa della sintomatologia. Questo va ricordato, altrimenti si corre il rischio di prendere per guarigione una normale «sosta» del processo morboso.
Risultati discreti: la sintomatologia morbosa si attenua in misura discreta per periodi di tempo in genere non molto lunghi, ma con soddisfazione del paziente, il quale riconosce l’utilità dell’intervento terapeutico, il che è di per sé già una vittoria del terapeuta….una folta schiera di pazienti rientra in questo gruppo composto, in gran parte, da soggetti affetti da forme croniche che non possono conseguire una guarigione clinica, ma che riescono a mantenere entro limiti tollerabili i loro disturbi…la percentuale oscilla tra il 60 e l’85%,
Risultati scadenti: con modesta diminuzione della sintomatologia e frequenti ricadute…le statistiche generali incidono per un 10%.

Risultati nulli: qui il problema è sempre complicato, perché questi insuccessi si verificano anche in malattie che normalmente conseguono miglioramenti netti. E allora perché? Questa domanda assilla la mente dei «veri» ricercatori (che sono pochi, incredibilmente pochi!), di quelli cioè che vorrebbero capire non solo questa apparente assurdità, ma anche tutti i problemi ad essa connessi…..Inoltre si osserva abbastanza frequentemente che laddove un terapeuta ha fallito, spesso un altro riesce! Sembra pertanto più esatto pensare che il «difetto» esista soltanto a livello di «interazione» tra i due soggetti, il terapeuta ed il terapeutizzato…..”

7 Responses to “Guarigione?”

  1. maria scrive:

    letto questo articolo sono pienamente d’accordo sull’argomento essendo io pranoterapeuta onesta e correta negli anni ho imparato a dire sempre le mie sensazioni trattando i miei pazienti. trovando sempre riscontro in quello che lei ha scritto riguardo le guarigioni. cordiali saluti felice di aver letto la verita dandomi conferma di quello che io sento la ringrazzio a presto bacio MARIA

  2. Enrico Carniato scrive:

    Buonasera,
    anch’io concordo pienamente con quanto letto. Mi piacerebbe rientrare tra i “veri ricercatori” che cita nell’articolo in quanto pratico la pranoterapia da molti anni e riscontro i risultati apparentementi alterni che anche lei descrive.
    A mio parere, dopo lunghi studi e conseguenti reiflessioni, ho raggiunto un apparente punto di arrivo: credo che la risposta sia talmente semplice da sfuggire completamente alle complesse leggi chimico – fisiche con cui siamo abituati a raffrontare le nostre ricerche (e forse l’errore è proprio questo raffronto improprio).
    La persona guarisce solo e soltanto se a livello “profondo” desidera veramente, con il cuore, la guarigione.
    Non è semplice argomentare questa mia affermazione che tra l’altro si basa su indagini e interviste a presone trattate, e non bastano certamente pochi righe per dibattere in modo approfondito l’argomento.
    Lascio volentieri la mia mail in quanto mi piacerebbe scambiare qualche opione con altri veri ricercatori che come me si saranno posti di sicuro queste domande.

    Saluti (salute) a tutti
    enrico.carniato@hotmail.it

  3. Robert Mrsic scrive:

    Ciao
    Veramete un articolo da pensare.
    Io sono prano terapeuta, pero non facio questo lavoro propio per il motivo descrito nel articolo
    Io credo che i insucessi di un prano e semplicamete che il prano non riece a guarire una persona o direi manipulare una persona perce non riesce a creare un livello di energia adata e stabile quale permeterebe una comunicazione energetica tra prano e il cliente diciamo.
    Saluti a tutti

  4. lau1 scrive:

    concordo. se uno non vuole guarire forse non guaritrà mai con niente. qualsiasi cosa ha bisogno di un minimo di fiducia, anche la farmacologia “chimica e classica”. ma certe cose non passano mai con le pillole e, invece, migliorano con un pò di prano, o magari con altre terapie.

  5. valter scrive:

    Vorrei fare un’appunto. ” Olistico significa tutto”. Non è sufficiente dire che se uno vuole guarire davvero lo deve volere nel profondo. Io penso che l’antroposofia sia molto chiara su questo punto, ossia, l’uomo nella sua realtà multidimensionale , la cui origine è però comune a tutti e peraltro identica, patisce e subisce ciò di cui non è consapevole a livello sensazionale. Coscientemente l’uomo ha in se ogni dote che gli consenta di crescere spiritualmente, ma come essere animico nel qui e ora , non ha gli strumenti per operare la guarigione. Ha però gli strumenti per un’indagine sintomatica che possa ricondurre alla possibile radice originale. Questo per dire che , se l’olistico è applicato si ha una maggiore possibilità di effetto con la pranoterapia, non è corretto e per giunta in contrasto contraddittorio con il principio stesso. Chi non guarisce probabilmente ha bisogno di un’ approccio diverso, perché magari il conflitto che lo ha portato fin lì, non consente un trattamento pranoterapico, o magari di altro tipo sul piano sottile. Comunque si guarisce solo se c’è la soluzione al conflitto e questa può arrivare in qualsiasi modo, ecco perché è necessario curare l’uomo su ogni suo piano.

    cordiali saluti
    terapia.energetica@libero.it

  6. Alexa scrive:

    Secondo me la pranoterapia e’ soltanto effetto placebo.
    Se una persona trova una linea guida nel pranoterapista, e inizia a fidarsi di lui…trova beneficio. Ma in realta’ il pranoterapista non ha fatto niente più che dare sicurezza al paziente.

  7. Ice scrive:

    Niente fa miracoli, suvvia!
    Se una persona sta male e inizia a credere fermamente in qualcosa o qualcuno dirige la sua attenzione su quel qualcosa e non pensa al dolore… Si chiama suggestione ” placebo “.
    Tutti noi possiamo fare pranoterapia, tutti noi possiamo essere dottori o psicologi. Certo poi c’e chi e’ più portato chi meno come tutte le cose.
    Ma la cosa assurda e’ che molte persone credono che i pranoterapisti siano persone particolari con qualcosa in più NON E’ COSI’ .

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